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Petrarca tra latino e volgare

Convegno internazionale di studi a cura di Monica Berté, Giulia Perucchi e Marco Petoletti

Accademia dell’Arcadia
Sapienza Università di Roma – Dipartimento di Lettere e Culture moderne

22-23 ottobre 2026

Sapienza Università di Roma
Facoltà di Lettere e Filosofia
Piazzale Aldo Moro 5
Aula Odeion

Locandina

Il convegno si propone come occasione di confronto fra studiose e studiosi provenienti da istituzioni italiane e straniere, coinvolti in ricerche originali dedicate al padre dell’Umanesimo. Nell’ambizione di far convergere varie prospettive e metodologie d’indagine, le giornate di studio si svolgeranno nel dialogo fra filologia, paleografia e storia della letteratura; le relazioni verteranno su tutti i principali aspetti della ricerca petrarchesca, abbracciando armoniosamente la produzione latina e quella volgare dell’autore e analizzando i suoi percorsi di lettore, a essa strettamente collegati. Chiuderà l’evento una tavola rotonda dedicata alle Edizioni nazionali dei classici della letteratura italiana nell’era del digitale.

È previsto il collegamento da remoto con questo link Zoom: https://uniroma1.zoom.us/j/85435606131?pwd=OT7IKZ7ZOTdPjffDEKeX6HjlO6RPww.1

22 ottobre 2026

15:00
Saluti e introduzione ai lavori
Matteo Motolese (Direttore del Dipartimento di Lettere e Culture moderne – Sapienza Università di Roma)
Maurizio Campanelli (Custode Generale dell’Accademia dell’Arcadia)  

15:15
Moderano Monica Berté (Sapienza Università di Roma) e Maurizio Fiorilla (Università di RomaTre)
Iñigo Ruiz Arzalluz (Barcellona, Universidad del País Vasco UPV/EHU), Petrarca e Livio: libri, decadi e titoli negli Ab Urbe condita
Péter Ertl (Budapest, Università Eötvös Loránd – ELTE), Il liberto di Cicerone e la data di composizione della Vita Terrentii
Discussione

16:30
Coffee break  

17:00
Tommaso Salvatore (Fondo Italiano per la Scienza), Percorsi periferici nella tradizione del Canzoniere
Francesco Galatà (Università degli studi di Messina), «de ipsis Triumphis vulgaribus nulla mentio». Alle origini della tradizione dei Trionfi
Francesca Florimbii (Università eCampus), Le forme dei Triumphi fra antica e nuova vulgata
Discussione

23 ottobre 2026

9:00
Moderano Angelo Piacentini (Università Cattolica di Milano) e Laura Refe (Università Pegaso)
Giulia Perucchi (Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara), Appunti sulla prosa del De remediis
Andrea Torre (Scuola Normale Superiore di Pisa), La ferita petrarchesca tra memoria e interpretazione
Discussione

10:30
Coffee break  

11:00
Sofia Brusa (Wolfenbüttel, Herzog August Bibliothek), Per Petrarca e Philippe de Cabassole: la Dispersa 26 (Varia 64)
Anna Bellettini (Università Cattolica di Milano), Le postille di Petrarca a Cipriano nel codice Par. lat. 1655
Discussione

13:30
Light lunch

23 ottobre 2026

14:30
Moderano Caterina Malta (Università degli studi di Messina) e Marco Petoletti (Università Cattolica di Milano)
Gabriele Baldassari (Università Statale di Milano), La canzone 119 nel libro dei Fragmenta
Marco Cursi (Università degli studi di Napoli Federico II), Tra torchio e penna. Aldo Manuzio, Pietro Bembo e le Cose volgari del 1501
Discussione

16:00
Coffee break  

16.30
Tavola rotonda
Modera Emilio Russo (Presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Ludovico Ariosto – Sapienza Università di Roma)
Monica Berté (Sapienza Università di Roma), Paola Italia (Università degli studi di Bologna), Marco Petoletti (Università Cattolica di Milano), Giulia Raboni (Università degli studi di Parma), Andrea Torre (Scuola Normale Superiore di Pisa), Andrea Salvo Rossi (Università degli studi di Napoli Federico II), Le Edizioni Nazionali nell’era del digitale

Conclusione dei lavori

Abstracts

IÑIGO RUIZ ARZALLUZ
Petrarca e Livio: libri, decadi e titoli
L’esame dei diversi modi in cui Petrarca rimanda al testo di Livio ci rivela alcuni dei progressi che l’umanista andò compiendo nella conoscenza dell’opera del Padovano, sia per quanto riguarda la sua denominazione sia per la disposizione dei libri (compresa l’omissione del libro 33). Dopo l’esclusione del Livio Harleiano dall’elenco dei codici con interventi autografi di Petrarca e, al tempo stesso, grazie all’identificazione della sua mano nel Livio Vaticano, appare evidente la corrispondenza tra gli avanzamenti realizzati dall’umanista in questo ambito e la successione dei codici Vaticano e Parigino nella sua biblioteca.

GABRIELE BALDASSARI
La canzone 119 nel libro dei Fragmenta
Il contributo si sofferma su una delle canzoni più trascurate negli studi sul Canzoniere, ma che con ogni evidenza rappresenta uno snodo importante nello sviluppo dell’opera, dal momento che ‒ almeno secondo la proposta esegetica prevalente ‒ affronta un tema di grande rilievo in Petrarca come il rapporto tra Gloria e Virtù. La collocazione del testo entro due componimenti d’anniversario (118 e 122), la sua vicinanza al n° 121, occupato a lungo dalla ballata Donna mi vène spesso ne la mente, incentrata anch’essa sulla presenza di due figure femminili, la breve distanza dal più importante testo politico del Canzoniere, Italia mia (128), nel quale il poeta si rappresenta investito di una missione etica: tutti questi elementi inducono a interrogarsi sul ruolo che il testo ha nei Rerum vulgarium fragmenta, considerando in particolare il disegno trasmesso nella forma Chigi, ma con probabilità già delineato in forme precedenti dell’opera.

ANNA BELLETTINI
Le postille di Petrarca a Cipriano nel codice Par. lat. 1655
L’intervento prende in esame le postille autografe di Petrarca nel manoscritto Paris, BnF, lat. 1655, codice francese del XII secolo, giunto in possesso del poeta per vie che restano ancora da chiarire. Le postille si concentrano in particolare sulla lettera 55 di Cipriano (Ad Antonianum), dedicata alla complessa questione penitenziale della riammissione dei lapsi, i cristiani apostati nelle persecuzioni, risolta nel pensiero di Cipriano con una delicata mediazione tra misericordia e disciplina. Le note di Petrarca – databili con buona probabilità agli ultimi anni Cinquanta del Trecento – sono una dozzina e offrono una testimonianza circoscritta ma ancora inesplorata della sua lettura dell’autore africano. Cipriano non rientra infatti tra le fonti citate esplicitamente nell’opera petrarchesca: attraverso l’analisi minuta dell’insieme degli interventi sul codice, il contributo intende ricostruire le direttrici della lettura di Petrarca, portando alla luce nuclei d’interesse che altrimenti rimarrebbero inespressi.

SOFIA BRUSA
Per Petrarca e Philippe de Cabassole: la Dispersa 26 (Varia 64)
Petrarca inviò la Disp. 26 (Var. 64) a Philippe de Cabassole il 25 aprile 1354 da Milano. Si tratta di una lunga e articolata missiva, che, con ampio dispiego di fonti classiche e patristiche, offre un elogio delle qualità di Philippe e una accorata descrizione dell’incontro tra lui e Petrarca prima della partenza, poi fallita, di quest’ultimo alla volta dell’Italia (l’episodio, risalente al 16 novembre 1352, è narrato con qualche differenza anche in altre epistole). L’intervento mira a contestualizzare la lettera nel complesso dei rapporti, non solo epistolari, tra mittente e destinatario, e più in generale nell’epistolario e nella biografia di Petrarca. Si intende inoltre fornire i primi risultati del lavoro filologico in vista di una sua nuova edizione. La lettera è tràdita nella cosiddetta ‘raccolta veneziana’ ed è stata finora edita soltanto sulla base delle cinquecentine. La collazione dei cinque manoscritti che la trasmettono consente di migliorare il testo in più punti, offrendo inoltre l’occasione per una rinnovata riflessione sui rapporti tra i testimoni (manoscritti e a stampa) della raccolta.

MARCO CURSI
Tra torchio e penna. Aldo Manuzio, Pietro Bembo e le Cose volgari del 1501
L’intervento si propone di ricostruire alcuni momenti della prima storia delle Cose volgari di Francesco Petrarca, pubblicate da Aldo Manuzio nel 1501 con il fondamentale contributo di Pietro Bembo. Il confronto tra le testimonianze fornite dall’epistolario di Isabella d’Este, Lorenzo da Pavia e dello stesso Aldo e l’analisi diretta degli esemplari superstiti consentirà di fare luce sulle dinamiche produttive dell’officina aldina. Particolare attenzione sarà dedicata alla doppia tiratura su pergamena e su carta e al ruolo delle bozze e dell’errata corrige nella revisione del testo. L’esame di alcune varianti di stato permetterà di ricostruire differenti sequenze degli interventi correttori, rivelando la stretta interazione tra pratiche tipografiche e ricerca della perfezione testuale.

PÉTER ERTL
Il liberto di Cicerone e la data di composizione della Vita Terrentii
In un suo saggio del 1954, Giuseppe Billanovich aveva identificato un gruppo di manoscritti del Chronicon di Eusebio di Cesarea, tradotto in latino e continuato da san Girolamo, che discendono dall’esemplare di Petrarca e conservano copie di un cospicuo numero di glosse a lui attribuibili. Ripubblicando l’articolo nel suo Petrarca e il primo Umanesimo del 1996, lo studioso concludeva che Petrarca aveva ottenuto il suo codice ad Avignone, tra il 1345 e il 1347, da un conoscente identificabile con Ildebrandino Conti. Tale ipotesi incideva sulla datazione della Vita Terrentii, scritta da Petrarca intorno al 1340. La presenza di Eusebio-Girolamo nella biografia del commediografo è stata infatti l’argomento principale a sostegno di una seconda redazione dell’opera, posteriore al 1345-1347, periodo in cui Petrarca avrebbe letto per la prima volta il Chronicon. Nel presente intervento si riesaminano gli argomenti addotti da Billanovich per la datazione delle postille petrarchesche, con l’intento di rivalutarne la validità ai fini della ricostruzione della storia compositiva della Vita Terrentii.

FRANCESCA FLORIMBII
Le forme dei Triumphi fra antica e nuova vulgata 
L’indagine sulla tradizione manoscritta più antica dei Triumphi consente di interrogare il testo non soltanto nella prospettiva della sua trasmissione, ma anche in quella della sua elaborazione. In quest’opera la pluralità delle sequenze, la diversa collocazione di alcuni segmenti e la presenza di forme testuali ibride sembrano restituire tracce di un processo compositivo ancora aperto, fra autorialità e ricezione. Il contributo si propone di esaminare alcuni di questi assetti, per verificare in quale misura essi possano essere ricondotti a fasi diverse della scrittura petrarchesca oppure a interventi di ordinamento successivi alla morte dell’autore. Il problema riguarda soprattutto quelle configurazioni – ancora troppo poco studiate – che sembrano collocarsi in una zona intermedia tra redazione d’autore e sistemazione postuma, e che proprio per questo richiedono di evitare una distinzione rigida tra varianti compositive e fenomeni di trasmissione.

FRANCESCO GALATÀ
«de ipsis Triumphis vulgaribus nulla mentio». Alle origini della tradizione dei Trionfi
La tradizione dei Trionfi ci consegna un quadro molto mosso sia sul piano delle letture che su quello del canone e della seriazione dei capitoli, che riflette le condizioni eterogenee dei materiali elaborativi emersi dopo la morte di Petrarca. L’edizione critica di Carl Appel individuava diverse linee testuali: una in grado di restituire, per alcuni capitoli, una redazione anteriore non altrimenti attestata; una che trasmette un assetto più avanzato dell’intera opera; una, sostanzialmente spuria, frutto di un’operazione editoriale spregiudicata ma comunque interessante per la sua precocità. Muovendo da nuovi dati ricavati dagli abbozzi del Vat. lat. 3196 e dai collettori cinquecenteschi di varianti redazionali, si proverà a delineare la fisionomia delle ‘edizioni’ postume che sembrano collocarsi a monte delle tre linee testuali e ad agganciare ciascuna alle diverse stesure d’autore di cui si ha notizia.

GIULIA PERUCCHI
Appunti sulla prosa del De remediis
Il De remediis utriusque Fortune costituisce uno degli approdi più significativi della produzione matura del Petrarca latino: a differenza di altre opere rimaste incompiute, la diffusione del trattato fu avallata dall’autore, che nel 1366 pose fine a una lunga fatica, durata più di dodici anni. Il lavoro di ricerca attivo sui fronti della ricostruzione delle vicende redazionali del De remediis e della costituzione del suo testo critico apre la strada a nuove possibilità di indagine relativamente ai caratteri formali della scrittura petrarchesca: il contributo si orienterà su zone di particolare sperimentazione stilistica del dialogo, concentrandosi sull’artificiosità retorica e la ritmicità della prosa, e sui suoi rapporti con la tradizione moralistica cristiana e le trattazioni mediolatine delle artes dictandi.

TOMMASO SALVATORE
Percorsi periferici nella tradizione del Canzoniere
La relazione intende offrire un’esemplificazione, con alcuni affondi puntuali, dell’indagine sulla tradizione del Canzoniere tramite l’analisi integrata degli elementi materiali, testuali e soprattutto storici del testimoniale manoscritto. La disamina congiunta di questi aspetti, finora non sempre adeguatamente approfonditi, consente infatti di ricostruire alcuni percorsi dei codici, mettendone in luce l’interessante coinvolgimento in iniziative editoriali o seguendone la circolazione attraverso copisti e possessori antichi.

ANDREA TORRE
La ferita petrarchesca tra memoria e interpretazione
L’intervento intende indagare il rapporto tra esperienza memoriale, traccia somatica e atto di scrittura, all’interno dell’opera di Petrarca, dove il campo metaforico del corpo ferito si configura come una mappa ermeneutica che registra il vissuto e ne sollecita la rievocazione narrativa. L’analisi si focalizzerà in particolare su due testimonianze epistolari, la Fam. XXI, 10 (a Neri Morando: dove la ferita causata da un pesante codice ciceroniano è còlta quale occasione di esercizio ermeneutico e autoanalisi morale) e la Disp. 46 (a Giovanni Boccaccio: dove la medesima ferita, ormai rimarginata in cicatrice, diventa il presupposto per una riflessione sul passaggio dall’evento traumatico alla maturazione interiore). L’indagine si estenderà infine al Secretum, dove la dissezione ermeneutico-terapeutica dell’animo condotta da Augustinus rappresenta il metodo per superare la resistenza etica (il “callo”) di Franciscus, e trasforma l’esperienza autobiografica e la lettura memoriter degli Antichi in una reale pratica di cura di sé e consapevolezza morale.

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