24 dicembre 2025

Carissime amiche e carissimi amici,
l’Arcadia, che ha nel Natale la sua “Festa Tutelare” e in Gesù Bambino il suo protettore, vi porge quest’anno i suoi auguri con le strofe conclusive dell’“esposizione in versi” di un’omelia di Clemente XI tenuta nella Basilica di Santa Maria Maggiore durante la messa di Natale del 1704. Clemente XI, nato Giovan Francesco Albani, Arcade dal 1695 col nome di Alnano Melleo, celebre come oratore e come predicatore, rimase sempre vicino all’Arcadia anche negli anni del suo pontificato, e fu da essa ripagato con una lunga serie di tributi poetici. L’esposizione in versi è opera di Alessandro Guidi, Arcade dal 1691 col nome di Erilo Cleoneo, che ne fece la sua ultima fatica di poeta, cercandovi la consacrazione di una poesia nuova nel metro e nella forma. Il pontefice tenne la sua omelia in tempi funesti, nel pieno della guerra di successione spagnola, e volle concluderla con una forte esortazione alla pace rivolta ai popoli, fondandola nell’annuncio di pace che dalla culla di Betlemme gli angeli avevano diffuso nel mondo. Il poeta ampliò il dettato dell’omelia, rivolgendo l’appello ai potenti della terra e invitandoli a seguire l’esempio di Dio stesso, che nel giorno di Natale aveva deposto i suoi titoli veterotestamentari per farsi «Dio di pace». Sia l’omelia, com’è ovvio, sia il testo del Guidi non furono scritti per l’Arcadia, anche se l’anziano poeta volle leggere e far leggere alcune delle sue “esposizioni” al Bosco Parrasio; ma nell’uno e nell’altro testo l’Arcadia tutta poteva riconoscersi e trovare una delle più vitali fonti della sua poesia, così come oggi, in quelle parole e in quei versi di due fra i suoi più antichi pastori, la nostra Arcadia riconosce il fine ultimo che sostiene le sue attività: promuovere e testimoniare la pace attraverso il dialogo scientifico e tramite la poesia. Ci affidiamo dunque alle parole dei due Arcadi antichi per farvi giungere i più affettuosi auguri di buon Natale, di serene festività e di felice anno nuovo, da parte di tutto il Savio Collegio d’Arcadia.

I testi sono tratti da Sei omelie di Nostro Signore Papa Clemente Undecimo, esposte in versi da Alessandro Guidi, Roma, F. Gonzaga, 1712, pp. 130-133. A riprova della piena consonanza con la poesia arcadica, i versi del Guidi furono ripubblicati (con la fastidiosa omissione di un verso) in chiusura di un volume che raccolse le Rime degli Arcadi sulla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, Festa Tutelare d’Arcadia, Roma, A. de’ Rossi, 1744, pp. 174-175 (il volume era aperto dalla versificazione guidiana di un’altra omelia di Clemente XI).

Suppliciter deprecemur ut, quemadmodum nascens olim in terris pacem hominibus per caelites annunciari voluit, pacem hodie itidem loquatur gentibus. Quae, conflantes gladios suos in vomeres et lanceas suas in falces, non ultra exerceantur ad proelium ac Regem pacificum, cuius est terrena bella restinguere, vere advenisse laetentur.

E se tra noi nascendo egli commise
ai messaggier celesti
spargere in seno dell’umane voglie
il bel nome di pace, il santo dono
or sua pietà rinovi
alla misera Europa,
che dall’arse sue torri intorno vede
divorarsi dall’armi i suoi bei Regni.
Il Mondo spogli di feroci sdegni
e di guerrieri usberghi,
e pace risonar s’odano insieme
le regie mura e i pastorali alberghi.

E volti in fertil uso i brandi e l’aste,
vegga lieto il bifolco
sotto il fervido aratro
rinovellarsi il già smarrito solco.
I bellicosi duci e i forti regi
pieghin la mente a mansuete cure,
godendo di veder nato fra noi
chi i fulmini mortali
estingue in mano alle terrene guerre,
e godano imitar Lui, che depone
rigidi nomi antichi,
in guisa tal che di cangiar gli piace
degli eserciti il Dio
e ’l Dio delle vendette in Dio di pace.

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