
Il possibile e il reale. L’apparato critico come rappresentazione della storia del testo
4 Giugno 2026
Il possibile e il reale
L’apparato critico come rappresentazione della storia del testo
Seminario di studi a cura di Alberto Cadioli, Paolo Chiesa, Claudio Giammona, Emilio Russo
4-5 giugno 2026
Sapienza Università di Roma
Facoltà di Lettere e Filosofia, aula IV
Roma, piazzale Aldo Moro 5
Dipartimento di Lettere e Culture Moderne (Sapienza Università di Roma), in collaborazione con Osservatorio sulle Edizioni Critiche (Università Statale di Milano) e Accademia dell’Arcadia
Posti di fronte al problema della rappresentazione sui rotoli papiracei dei testi omerici, i filologi alessandrini escogitarono per primi un essenziale sistema di segni grafici che rendessero visibile la natura essenziale del problema: l’obelo, l’asterisco, la crux e gli altri segni diacritici individuano in modo immediatamente visibile le increspature del testo, le cicatrici, i luoghi dubbi. A questa primaria necessità, col tempo, si è aggiunta l’esigenza di rappresentare anche altri aspetti propri delle tradizioni dei testi: prese così forma, al di sotto del testo, la raccolta delle variae lectiones, organizzate poi in modi diversi, rispondenti ai criteri metodologici dell’edizione, spesso anche molto variegati, ma tutti tesi a restituire al lettore le varie strade percorse dai testi.
Nel 1977, all’interno della voce Filologia curata per l’Enciclopedia del Novecento, G. Contini scriveva: «Posta l’esistenza di un autografo o altro documento autorizzato, anche la sua riproduzione è critica. Ogni edizione è interpretativa: non esiste una edizione-tipo, poiché l’edizione è pure nel tempo, aprendosi nel pragma e facendo sottostare le sue decisioni a una teleologia variabile. All’ambizione di un testo-nel-tempo corrisponde altresì l’elasticità d’un’edizione-nel-tempo. La raffinatezza dei mezzi meccanici si può ormai caricare di ogni responsabilità nell’ottenimento di un equivalente del documento, liberando il valore totalmente mentale della riproduzione critica»; e aggiungeva: «Il fondamento all’esortazione verso apparati (di sostanza) completi quanto fisicamente possibile (salvo al più le sviste servili in luogo di sincere innovazioni) ha lo scopo di salvaguardare non soltanto, euristicamente, quelle lectiones singulares che domani potranno, adottate come parametro per saggiare nuovi individui, rivelarsi lezioni di gruppo, ma il materiale che faccia conoscere la fisionomia del testo in ogni frazione della sua storia culturale».
A quasi 50 anni di distanza, i mezzi a disposizione dei filologi non sono più esclusivamente meccanici: le potenzialità delle nuove tecnologie permettono modalità diverse di rappresentazioni alternativa o sinottica dei testi, svincolandoli dalla fissità della pagina. Al tempo stesso, la discussione interna alle scienze filologiche ha affrontato questa sfida, trovando modi per riflettere anche nelle edizioni a stampa la pluralità delle realizzazioni dei singoli testi. L’apparato critico si configura sempre più come lo spazio in cui trovano riparo tutte queste possibilità.