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Giornata mondiale della poesia

Ascoltando le Rime degli Arcadi – V edizione

Seminario di studi a cura di Massimiliano Malavasi

Letture di Arianna Ninchi e Marcello Ravesi
Intermezzi musicali eseguiti dal maestro Gabriele Lotichius

21 marzo 2026
15:00-19:00

Biblioteca Angelica
Roma, piazza di Sant’Agostino 8

Come nelle precedenti edizioni del seminario, in occasione della Giornata mondiale della poesia promossa dall’Unesco, nel salone vanvitelliano della Biblioteca Angelica saranno illustrati alcuni percorsi tematici attraverso le raccolte delle rime degli Arcadi, tra letture recitate e intermezzi musicali.

Locandina

Franco Arato, «Dell’uve il sangue amabile». Poesia bacchica in Arcadia
Il vino, sin dalla tradizione classica antico alleato della poesia, è ben presente nella letteratura italiana tra Rinascimento e Barocco, da Sannazaro a Chiabrera; ma la reinvenzione del genere cosiddetto enoico è soprattutto merito del Bacco in Toscana (1685) del pastore arcade Francesco Redi. Nel tomo IX delle Rime degli arcadi (1722) Crescimbeni decide di ristampare quel vecchio (ma sempre vivo) ditirambo, accompagnandolo con un buon numero d’esempi di imitatori (da A. D. Norcia a G. Baruffaldi, da U. Landi a Crescimbeni stesso). Questi versi, rilevanti anche per lo sperimentalismo metrico, verranno confrontati con i sonetti «polifemici» di G. B. Casaregi (Rime, tomo V, 1717), che del vino tessono non tanto le lodi ma gli effetti infine funesti per l’ingannato ciclope.

Anna Scattola, Celebrazione e compianto funebre di figure femminili nelle Rime degli Arcadi
L’intervento si sofferma sui componimenti funebri stampati nelle Rime degli Arcadi, in commemorazione di figure femminili differenti, come nobildonne, poetesse e familiari. Nonostante il numero esiguo, queste rime dimostrano un significativo interesse, tra gli accademici, per una tipologia poetica diffusa e legata alla realtà storica del tempo. Inoltre, si può notare come il ricorso a specifici motivi della tradizionale topica funebre – smarrimento, lamento collettivo, elogio dei meriti pubblici, rimpianto intimistico – contribuisca a evidenziare la posizione sociale delle defunte e la loro particolare relazione con autori e autrici, tra protezione cortigiana e mecenatismo, affetti familiari e contributo poetico nell’Accademia dell’Arcadia.

Marco Capriotti, «Tra fior e fior, tra fronda e fronda». Motivi floreali nelle Rime degli Arcadi
Il topos millenario del locus amoenus trova per ovvie ragioni uno speciale luogo d’elezione nella poesia arcadica. Tuttavia, nella poesia di tutti i tempi (e le Rime degli Arcadi non fanno eccezione) le sue specifiche componenti sono state evocate per assolvere a scopi di volta in volta differenti: costituire uno sfondo convenzionale, caricarsi di valenze simboliche, essere sottoposte a un minuto descrittivismo… Il contributo analizzerà le modalità di rappresentazione letteraria di uno dei principali costituenti del locus amoenus, il fiore, nei volumi IV-IX delle Rime degli Arcadi, al fine di mostrare come i poeti che vi compaiono abbiano fatto propria la topica del motivo floreale – particolarmente all’indomani della rivoluzione scientifica –, pur nel solco di una tradizione millenaria.

Silvia Tatti, Versi d’encomio e d’occasione
All’interno delle Rime i versi di encomio e di occasione sono ricorrenti. Autori e autrici si soffermano sulla lode ai defunti e sulla celebrazione di ricorrenze, come nascite e sposalizi solenni. Dominati da una retorica ridondante, da formule ripetitive e da un immaginario diffuso, i versi di encomio hanno una loro funzione non solo decorativa all’interno delle raccolte arcadiche; collocano nella storia locale ed europea i volumi, evidenziano la rete di relazioni, ancorano la dimensione universale dei temi della poesia arcadica alla realtà contemporanea, dando corpo e spessore agli autori e alle autrici: sollevano il velo del travestimento pastorale inglobando la storia nella favola della trasfigurazione arcadica. Nei volumi considerati per la serata della poesia del 21 marzo, sono numerosissimi gli autori che inseriscono all’interno della sezione dei loro versi delle rime in lode o in ricordo di protettori vivi o defunti, sovrani, artisti, prelati.

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