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SUMMARY:Cento anni di librettistica italiana (1926-2026)
DESCRIPTION:Cento anni di librettistica italiana (1926-2026): letteratura\, lingua e musica\nSeminario di studi a cura di Ilaria Bonomi\, Fabrizio Della Seta\, Franco Piperno\n18 dicembre 2026\n9:30-19:00 \nFondazione Camillo Caetani\nRoma\, via delle Botteghe Oscure 32 \n  \nProgramma \n9:30      Saluti istituzionali\n9:45      Introduzione ai lavori di Franco Piperno \nModera Andrea Chegai\n10:00    Mila De Santis\, Ridurre\, adattare\, combinare. Sulla costruzione “in proprio” del libretto nel teatro musicale italiano tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Novecento\n10:40    Emanuele Franceschetti\, La letteratura e l’opera\, nel cuore del secolo. Una panoramica e qualche caso\n11:20    Pausa caffè\n11:40    Angela Ida De Benedictis\, Il libretto oltre il librettista. Crisi della doppia autorialità nel teatro musicale del secondo Novecento\n12:20    Discussione\n13:00    Pausa pranzo \nModera Vittorio Coletti\n14:30    Stefano Telve\, Testi\, stili e funzioni del libretto nell’opera del XXI secolo\n15:10    Fabio Rossi\, Dal monolinguismo lirico-melodrammatico al plurilinguismo del teatro musicale: osservazioni linguistiche sull’opera lirica di fine e inizio millennio.\n15:50    Pausa caffè\n16:15    Musica e parole nell’opera lirica di una compositrice di oggi. Ilaria Bonomi dialoga con Silvia Colasanti\n17:15    Discussione generale\n18:00   Conclusioni di Frabrizio Della Seta \nIl libretto d’opera è da tempo oggetto di studi ai quali hanno contribuito esperti di diversi ambiti disciplinari: studiosi di letteratura\, storici della lingua\, musicologi e teatrologi\, tanto da dar vita a un vero e proprio filone autonomo al quale è stato attribuito il nome di “librettologia”; oltre a numerosi libri e saggi\, all’argomento sono stati dedicati convegni\, incontri di studio e tavole rotonde a livello internazionale e nazionale. Benché questo fervore di studi abbia riguardato l’intera storia dell’opera europea (e poi americana) nell’arco di quattro secoli\, non c’è dubbio che l’attenzione maggiore sia stata riservata all’opera italiana dei secoli XVIII e XIX. L’idea della presente proposta è quella di privilegiare invece il teatro musicale (limitandoci a quello in italiano per motivi di coerenza e organizzativi) dell’ultimo secolo. La data di partenza\, 1926\, è quella della prima rappresentazione di Turandot di Puccini\, che viene spesso definita\, impropriamente\, l’ultima grande opera italiana. In realtà la produzione di teatro musicale è continuata e continua fino ad oggi\, in Italia e altrove\, ovviamente in un contesto produttivo e con caratteristiche stilistiche molto diversi da quelli del passato. Tra i fenomeni più peculiari che riguardano in particolare il libretto\, vi è senza dubbio la tendenza dei compositori a cercare la collaborazione di nomi illustri dell’ambito letterario o genericamente culturale. A titolo di esempio si ricordano le collaborazioni di Pizzetti con d’Annunzio e con Bacchelli\, di Malipiero ancora con d’Annunzio e con Pirandello\, di Petrassi con Montale e con Scialoja\, di Berio con Sanguineti e con Calvino\, di Nono con Ripellino e con Cacciari; oltre ai non molti ma significativi casi di musicisti che\, sull’esempio di Wagner\, sono stati autori dei propri libretti. \nL’intento è di affrontare questo fenomeno (nell’ambito cronologico indicato ma senza preclusioni di tendenze) da punti di vista diversi. Per questo sono invitati a partecipare due storici della lingua da sempre interessati alla librettistica e tre musicologi\, dei quali una (De Santis) si occupa da sempre di rapporti tra musica e letteratura nel Novecento\, un’altra (De Benedictis)\, studiosa in particolare delle “neo-avanguardie”\, gestisce e studia importantissimi fondi di compositori contemporanei\, comprendenti materiali compositivi musicali e letterari e carteggi tra compositori e letterati\, il terzo (Franceschetti) ha recentemente studiato la poco conosciuta produzione operistica italiana del periodo compreso fra il secondo conflitto mondiale e le avanguardie degli anni Sessanta. \nIn conclusione\, si ritiene interessante aprire lo sguardo all’attualità\, invitando una compositrice affermata anche sul piano internazionale come Silvia Colasanti\, i cui lavori sono stati commissionati da teatri importanti\, fra i quali la Scala\, e ivi rappresentati con gran successo. L’intervento di Colasanti si svolgerà in forma di dialogo con Ilaria Bonomi\, che ai suoi libretti ha dedicato recentemente ampi e importanti studi. \n  \nAbstracts \nMila De Santis\, Ridurre\, adattare\, combinare. Sulla costruzione “in proprio” del libretto nel teatro musicale italiano tra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta del Novecento\nNonostante la diffusa percezione di una “crisi dell’opera” (se non addirittura di una “morte dell’opera”\, cronologicamente e simbolicamente coincidente con la scomparsa di Puccini e la prima di Turandot)\, sono moltissimi i compositori italiani che continuano a incanalare le proprie risorse creative nel solco di un teatro musicale che si avvale anche della parola\, o che addirittura\, come nel caso di Alfredo Casella\, vi si accostano per la prima volta in età già matura. Se però quest’ultimo\, dopo un tentativo abortito\, decide di affidare a un commediografo collaudato quale Cesare Vico Lodovici il compito di ridurre a libretto i versi della gozziana Donna serpente\, rilevante è il fenomeno della costruzione in proprio del libretto da parte di alcuni dei principali esponenti della cosiddetta “generazione dell’Ottanta” (Malipiero\, Pizzetti)\, così come di Luigi Dallapiccola\, il principale autore di teatro musicale della generazione successiva. Il contributo esamina alcuni casi\, mettendone di volta in volta a fuoco obiettivi\, strategie di confezione\, rapporto con le fonti. \nEmanuele Franceschetti\, La letteratura e l’opera\, nel cuore del secolo. Una panoramica e qualche caso\nI destini dei generi e delle forme estetiche non sono caratterizzati\, com’è noto\, da perfetta sincronia: basti pensare\, per rendersene conto\, a come il teatro di parola\, il romanzo\, la poesia lirica e il teatro musicale abbiano vissuto traiettorie evolutive e stilistiche autonome e per lo più indipendenti (si fa ovviamente riferimento\, qui\, al caso italiano). L’opera in musica\, soprattutto\, per ovvie ragioni di funzionalità operative e di peculiarità stilistico-espressive\, ha non di rado faticato ad intrecciare convergenze con le coeve esperienze teatrali\, liriche e narrative. Nel secondo dopoguerra\, però\, nel momento di più netta (in quanto a percezione e “discorsi”\, quantomeno) crisi del genere operistico\, è possibile individuare precisi tentativi di aggiornamento anche alla luce di un nuovo\, e più consapevole\, rapporto tra compositore e “librettista” (talvolta malgré lui\, nei casi di Literaturoper degli anni Quaranta e Cinquanta); il quale\, in alcune significative occasioni coinciderà\, di fatto\, con figure di rango della coeva letteratura poetica\, drammatica e narrativa. Nell’intervento si proporrà\, oltre ad una panoramica generale su tali questioni\, alcuni approfondimenti significativi nel periodo in esame. \nAngela Ida De Benedictis\, Il libretto oltre il librettista. Crisi della doppia autorialità nel teatro musicale del secondo Novecento\nNel teatro musicale del secondo Novecento il rapporto fra compositore e librettista entra dichiaratamente in crisi. Sempre più spesso il compositore manifesta insofferenza nei confronti di una seconda autorialità avvertita come limite alle nuove logiche della creazione e tende quindi a sottrarsi al testo predisposto da altri\, fino a farsene egli stesso autore. Ne deriva una profonda riconfigurazione del rapporto fra musica e parola: il libretto perde la sua fisionomia storica di testo autonomo e si ridefinisce come “materiale verbale”\, integrato fin dall’origine nel processo compositivo. A partire da alcuni esempi mirati\, l’intervento si propone di indagare questa trasformazione e di mostrarne le implicazioni sul piano dello statuto del testo\, delle gerarchie autoriali e della stessa concezione del teatro musicale. \nStefano Telve\, Testi\, stili e funzioni del libretto nell’opera del XXI secolo\nL’intervento prova a delineare il ruolo del libretto d’opera dopo il 2000\, approfondendone le funzioni e le differenti declinazioni stilistiche. \nFabio Rossi\, Dal monolinguismo lirico-melodrammatico al plurilinguismo del teatro musicale: osservazioni linguistiche sull’opera lirica di fine e inizio millennio\nVerranno esaminati casi esemplari delle nuove tendenze linguistiche e drammaturgiche della produzione operistica italiana tra il 1990 e il 2025. Si tenterà quindi di abbozzare una tipologia linguistico-operistica sulla base delle correnti principali della librettistica di ultima generazione. \nMusica e parole nell’opera lirica di una compositrice di oggi\nIlaria Bonomi dialoga con Silvia Colasanti. Nel panorama italiano Silvia Colasanti è un nome di spicco\, e di grande successo. Attiva su varie forme compositive\, dedica all’opera lirica uno speciale impegno\, con una attenzione particolare per l’interazione tra musica e parole\, nella convinzione che l’opera sia soprattutto parola cantata e drammaturgia in musica.
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